“Sospesi nell’aria”, la personale di Angelo Casciello alla Sabato Angiero Arte di Nicola Velotti
La mostra “Sospesi nell’aria” di Angelo Casciello a cura di Giorgio Motisi, inaugurata il 12 dicembre presso la galleria Sabato Angiero Arte a Saviano, si configura come un campo di tensione materico e percettivo in cui la fragilità del segno, la persistenza della materia, l’equilibrio instabile delle forme strutturano radicalmente l’esperienza stessa dell’opera. L’esposizione realizza un dispositivo di pensiero incarnato dove la materia e la sua disposizione diventano l’espressione sensibile di una rigorosa riflessione sulla condizione di soglia dell’arte. In linea con la lezione heideggeriana l’opera qui non è oggetto, ma evento di disvelamento che nel momento stesso in cui accade si ritrae negandosi come presenza stabile e aprendo uno spazio di verità instabile e mai definitiva. La sospensione evocata dal titolo è dunque prima di tutto ontologica: l’opera resta in bilico trattenendo il gesto e rinviando la propria chiusura. In questa dimensione temporale contratta e densa risuona potentemente il concetto benjaminiano del “Tempo-ora” dove il senso non si deposita ma rimane esposto e potenziale, mentre nell’incompiutezza delle forme riecheggia la dialettica adorniana del frammento come forma critica di resistenza alla totalità. La sospensione investe anche lo sguardo richiamando a una husserliana sospensione del giudizio che arresta l’evidenza immediata e permette all’opera di accadere come fenomeno puro.
Il carbone con la sua memoria di una combustione passata e la sua prossimità allo svanire agisce come un indice, è traccia fisica di un processo assente e segno che rinvia costantemente a un altrove temporale. Questo stesso materiale si offre come resto e residuo evocando la costruzione retroattiva freudiana del senso dove il significato emerge a posteriori e rimane strutturalmente incompleto e affidato all’elaborazione dello spettatore. In dialogo antitetico il ferro introduce la dimensione archetipica della permanenza e del limite di derivazione junghiana in cui la materia condensa energie psichiche primarie. La polarità carbone-ferro disegna così una tensione irrisolta tra dissipazione e resistenza, tra anima e struttura che è alla base della vita psichica. In questo spazio il tempo non scorre linearmente, ma si distende secondo una esperienza interiore dove passato, presente e futuro della percezione coesistono.
L’intero ambiente espositivo diventa quindi uno spazio transizionale, un’area potenziale non controllabile in cui si gioca un’esperienza autentica. Lo spettatore è invitato a un dialogo ermeneutico in cui l’opera accade nell’incontro e nella fusione di orizzonti senza mai fissarsi in un significato univoco. Coerente con la linea della galleria Sabato Angiero Arte la mostra non facilita l’accesso né adatta il senso, ma apre un campo di possibilità che deve essere abitato con responsabilità. Sospesi nell’aria si rivela così un gesto necessario e misurato in cui l’arte sottraendosi a ogni funzione consolatoria o illustrativa ritorna a essere pura esposizione al tempo, alla perdita e all’indeterminazione lasciando una traccia insieme fragile e persistente nella memoria dello sguardo.
