L’autoritarismo giuridico corporativo di Marcello Caetano in Portogallo di Ivan Pozzoni
Il diritto come grammatica della comunità
L’autoritarismo giuridico corporativo di Marcello Caetano in Portogallo nasce da una precisa operazione linguistica: sottrarre il soggetto politico all’astrazione dell’individuo isolato e ricollocarlo dentro una rete organica di famiglia, professione, municipio, corporazione, Nazione. Il punto decisivo non consiste soltanto nella produzione di norme autoritarie. Consiste nella trasformazione del lessico giuridico in una grammatica sociale: il diritto non descrive semplicemente una società costituita, contribuisce a produrre le forme entro cui quella società deve riconoscersi. Caetano, giurista e amministrativista, diviene così uno degli architetti intellettuali dell’Estado Novo, attraverso la sistemazione teorica del corporativismo. La sua posizione è significativa perché l’autoritarismo portoghese non coincide con il modello totalitario nazista o staliniano: la sua specificità risiede nella progressiva incorporazione dell’individuo dentro un ordinamento che pretende di rappresentarlo attraverso corpi intermedi disciplinati. Già in Lições de Direito Corporativo, Caetano osserva che «não havia ainda em Portugal Estado Corporativo» («non esisteva ancora in Portogallo uno Stato corporativo») [Junta da Acção Social, 1935]. L’enunciato non è una constatazione descrittiva. È uno speech act progettuale: dichiarare che lo Stato corporativo non esiste significa presupporre che esso debba essere realizzato. La negazione contiene una prescrizione implicita. La pragmatica dell’enunciato lavora sulla differenza tra state of affairs e desired state of affairs: il deficit istituzionale viene convertito in programma politico. Il testo non si limita a fotografare una situazione; orienta il lettore verso una situazione futura. Il corporativismo appare come compito storico. L’ordine giuridico viene presentato attraverso una temporalità progressiva nella quale il presente costituisce una fase incompleta. La stessa logica ricompare nella definizione della collettività. In A Constituição de 1933. Estudo de Direito Político, Caetano sostiene che «a colectividade soberana não é formada pelos indivíduos isoladamente considerados» («la collettività sovrana non è formata dagli individui considerati isolatamente») [Coimbra Editora, 1957]. La frase modifica la posizione sintattica dell’individuo nella teoria politica: il soggetto elementare non è l’individuo astratto, è la collettività organizzata. Subito dopo, Caetano precisa che gli individui esercitano i loro diritti «através das quais» («attraverso le quali») [A Constituição de 1933. Estudo de Direito Político, Coimbra Editora, 1957], riferendosi alle strutture collettive attraverso cui la partecipazione politica deve passare. La preposizione através possiede un peso pragmatico decisivo: introduce la mediazione come condizione della partecipazione. Il cittadino non viene cancellato nominalmente. Viene ricodificato funzionalmente. La rappresentanza non procede direttamente dall’individuo allo Stato: passa attraverso famiglia, municipio, professione, corporazione. Il sistema produce una reframing operation: la libertà politica viene riletta come appartenenza organizzata. La conseguenza è una diversa grammatica della rappresentanza, nella quale il conflitto fra interessi viene trasformato in coordinamento fra corpi sociali. Caetano arriva a sostenere che «o corporativismo postula certo pluralismo jurídico» («il corporativismo postula un certo pluralismo giuridico») [A Constituição de 1933. Estudo de Direito Político, Coimbra Editora, 1957]. Il termine pluralismo introduce una semantica aperta: esistono fonti e organismi differenti. Poco dopo, tuttavia, il testo stabilisce che «nem todo o direito é de origem estadual» («non tutto il diritto è di origine statale») [A Constituição de 1933. Estudo de Direito Político, Coimbra Editora, 1957], per poi riconoscere che «a legislação proveniente dos órgãos de soberania domine tudo o mais» («la legislazione proveniente dagli organi sovrani domina tutto il resto») [A Constituição de 1933. Estudo de Direito Político, Coimbra Editora, 1957]. La struttura è rivelatrice: pluralità alla periferia, gerarchia al centro. Questa oscillazione lessicale rappresenta uno dei nuclei interessanti della costruzione caetaniana. Il diritto corporativo si presenta come pluralizzazione delle fonti e, contemporaneamente, come sistema gerarchico nel quale gli organi sovrani conservano la posizione dominante. La contraddizione viene risolta mediante una diversa distribuzione dei livelli normativi. Il pluralismo diviene pluralismo subordinato. In Lições de Direito Corporativo compare una formula significativa: «somos um País onde o Estado é a Providência» («siamo un Paese nel quale lo Stato è la Provvidenza») [Junta da Acção Social, 1935]. La metafora religiosa trasferisce allo Stato una funzione tradizionalmente associata alla protezione trascendente. Non si tratta di amministrazione: lo Stato viene rappresentato come soggetto tutelare. Caetano arriva inoltre a sostenere che determinati organismi «têm de se considerar órgãos do Estado» («devono essere considerati organi dello Stato») [Lições de Direito Corporativo, Junta da Acção Social, 1935]. La distanza tra società e apparato pubblico viene ridotta attraverso un processo di assimilazione istituzionale. La critica letteraria analitica deve individuare alcuni dispositivi ricorrenti: nominalization, presupposition, implicature, metaforizzazione e framing. Termini come «Nazione», «Stato», «collettività», «corporazione» e «interesse generale» vengono grammaticalmente trasformati in soggetti dotati di volontà. L’astrazione produce naturalizzazione: ciò che è storicamente costruito viene presentato come organismo spontaneo. George Orwell descrive un problema affine quando scrive che «Political language […] is designed to make lies sound truthful and murder respectable» («il linguaggio politico è progettato per far sembrare vere le menzogne e rispettabile l’assassinio») [Politics and the English Language, in The Collected Essays, Journalism and Letters, vol. IV, David R. Godine, 1999, 139]. Il contesto orwelliano è differente, il meccanismo pragmatico permette il confronto: il lessico politico non si limita a rappresentare il potere, contribuisce a costruire la cornice entro cui il potere viene interpretato.
Dalla norma al corpo: disciplina, percezione, arte politica
Il vero interesse di Caetano per una teoria dell’autoritarismo giuridico sta nel passaggio dalla legge astratta all’organizzazione concreta dei comportamenti. Il corporativismo pretende di trasformare la società in un sistema leggibile: ogni individuo deve poter essere collocato dentro una categoria, ogni categoria dentro un organismo, ogni organismo dentro una struttura nazionale. Il diritto assume una funzione tassonomica. Classifica prima di governare; la classificazione rende possibile la previsione e la previsione rende possibile l’intervento. Caetano lo esplicita quando attribuisce alle strutture corporative la capacità di produrre effetti obbligatori: «as suas deliberações obrigam os indivíduos ou empresas» («le loro deliberazioni obbligano gli individui o le imprese») [Lições de Direito Corporativo, Junta da Acção Social, 1935]. L’enunciato costituisce un autentico directive speech act: la deliberazione non comunica una decisione, modifica la posizione giuridica del destinatario. Austin permette di leggere questo passaggio attraverso la performative force: pronunciare una determinazione nell’ambito di un’autorità riconosciuta significa produrre conseguenze nel mondo istituzionale. La stessa trasformazione riguarda la rappresentanza politica. In O Sistema Corporativo, Caetano attribuisce al partito unico una funzione precisa, definendolo «a corporação nacional da política» («la corporazione nazionale della politica») [Jornal do Comércio e das Colónias, 1938]. La metafora è decisiva. La parola corporação, nata nell’ambito dell’organizzazione sociale ed economica, viene trasferita alla politica. Il partito non viene rappresentato come una delle possibili aggregazioni concorrenti: diventa il corpo politico nazionale. Il testo procede nella stessa direzione quando stabilisce che «ao partido único deve pertencer a indicação da assembleia legislativa e do Chefe do Estado» («al partito unico deve spettare l’indicazione dell’assemblea legislativa e del Capo dello Stato») [O Sistema Corporativo, Jornal do Comércio e das Colónias, 1938]. La rappresentanza cambia natura. Il voto non costituisce un dispositivo di selezione competitiva; diventa un meccanismo di ratifica di una struttura politica organizzata. Caetano lo dichiara con particolare chiarezza: la consultazione «não significa neste caso eleição, mas adesão» («non significa in questo caso elezione, bensì adesione») [O Sistema Corporativo, Jornal do Comércio e das Colónias, 1938]. La sostituzione di eleição con adesão è una trasformazione semantica dell’atto politico. L’elezione implica scelta fra alternative; l’adesione implica riconoscimento di una forma proposta. Poco dopo, la struttura viene completata dalla formula «não haja liberdade de apresentação de candidaturas» («non vi sia libertà di presentazione delle candidature») [O Sistema Corporativo, Jornal do Comércio e das Colónias, 1938]. La libertà formale della consultazione viene separata dalla pluralità delle candidature. Il risultato è una politica nella quale il diritto non si limita a regolare la competizione: stabilisce preventivamente il perimetro della competizione possibile. Il corporativismo diventa una tecnologia di normalizzazione. La norma precede il comportamento e contribuisce a definire quali comportamenti debbano essere riconosciuti come legittimi. La neuroscienza cognitiva permette di formulare questa dinamica senza ricorrere a determinismi biologici. Un ordinamento caratterizzato da categorie ripetitive, ruoli stabili, gerarchie riconoscibili e rituali istituzionali costruisce predictive frames: schemi attraverso i quali l’ambiente sociale viene reso prevedibile. La ripetizione produce habitualization. L’individuo impara a riconoscere prima ancora di riflettere: professione, corporazione, autorità, famiglia, Nazione, Stato. L’ordinamento entra nella percezione quotidiana attraverso l’automatizzazione delle categorie. Michel Foucault formula il problema in termini materiali: «the body is also directly involved in a political field» («il corpo è direttamente coinvolto anche in un campo politico») [Surveiller et punir, Gallimard, 1975, trad. ingl. Vintage, 1977, 25]. Il corpo diviene il luogo nel quale la norma si traduce in comportamento. Nel caso corporativo, la disciplina non si esaurisce nella sanzione: passa attraverso l’organizzazione del lavoro, delle professioni, delle associazioni e delle appartenenze. Simone Weil permette di introdurre una diversa dimensione del problema quando scrive: «The true hero, the true subject, the center of the Iliad is force» («il vero eroe, il vero soggetto, il centro dell’Iliade è la forza») [The Iliad, or the Poem of Force, in On Violence: A Reader, Duke University Press, 2007, 378-390]. Nel suo testo la forza è capacità di trasformare l’essere umano in cosa. Il corporativismo opera su una scala differente: tende a trasformare il soggetto in posizione sociale amministrativamente identificabile. La sociologia dell’arte permette di seguire questa trasformazione anche sul terreno simbolico. Caetano include nel progetto corporativo settori indicati come «artes, ciências e letras» («arti, scienze e lettere») [O Sistema Corporativo, Jornal do Comércio e das Colónias, 1938]. L’arte entra nello spazio della classificazione sociale. L’artista deve essere interpretato come soggetto appartenente a una funzione collettiva, mentre l’opera deve essere ricondotta a una pedagogia dell’ordine. La politologia dell’arte individua una forma di aesthetic governance: il potere non si limita a proibire immagini incompatibili con il regime; tende a costruire repertori simbolici nei quali ordine, lavoro, famiglia e Nazione acquistano evidenza estetica. Hannah Arendt consente di fissare il limite teorico del confronto. «The ideal subject of totalitarian rule is not the convinced Nazi or the convinced Communist» («il soggetto ideale del dominio totalitario non è il nazista convinto né il comunista convinto») [The Origins of Totalitarianism, Harcourt, 1976, 474]. Caetano non appartiene al modello totalitario studiato da Arendt in senso stretto. Il confronto permette di osservare un problema comune: il potere cerca di intervenire sulle condizioni attraverso cui il soggetto interpreta la realtà sociale. Theodor Adorno radicalizza la questione della forma di vita: «Es gibt kein richtiges Leben im falschen» («non c’è vita giusta nella vita falsa») [Minima Moralia, NLB, 1974, 39]. L’affermazione permette di spostare l’analisi dal divieto alla quotidianità. Un regime non esercita il suo potere soltanto attraverso le proibizioni esplicite: interviene nelle forme di vita, nelle abitudini e nelle aspettative. Elias Canetti osserva che «the urge to grow is the first and supreme attribute of the crowd» («l’impulso a crescere è il primo e supremo attributo della massa») [Crowds and Power, Farrar, Straus and Giroux, 1981, 16]. Nel sistema corporativo la crescita assume una forma istituzionale: la società viene suddivisa, classificata e ricomposta attraverso organismi. Ogni spazio sociale tende a ricevere una forma amministrativa. Jean-Paul Sartre offre il controcampo filosofico quando scrive «L’homme est condamné à être libre» («l’uomo è condannato a essere libero») [L’existentialisme est un humanisme, Gallimard, 2010, p. 29]. Il corporativismo caetaniano tenta di ridurre l’apertura esistenziale attraverso appartenenze e funzioni preordinate. La libertà viene ricondotta a una partecipazione istituzionalmente definita.
La «continuità» come tecnica del potere
Il passaggio decisivo avviene nel 1968, quando Caetano sostituisce la formula «Estado Novo» con quella di «Estado Social». Nel discorso del 10 ottobre 1968 afferma: «O Estado Corporativo que a nossa Constituição consagra é necessariamente um Estado Social» («Lo Stato corporativo che la nostra Costituzione consacra è necessariamente uno Stato sociale») [Depoimento, Record, 1974]. Il cambiamento terminologico non coincide con una semplice variazione stilistica. La parola social costruisce una nuova cornice semantica di un’architettura istituzionale che conserva elementi essenziali dell’Estado Novo. Caetano definisce lo Stato sociale come «um poder político que insere nos seus fins essenciais o progresso moral, cultural e material da colectividade» («un potere politico che inserisce tra i propri fini essenziali il progresso morale, culturale e materiale della collettività») [Depoimento, Record, 1974]. L’operazione retorica è precisa: poder político viene associato a progresso moral, cultural e material. L’intervento dello Stato viene rappresentato attraverso il vocabolario della protezione e dello sviluppo. La ridefinizione della libertà segue lo stesso percorso. Caetano scrive: «A liberdade antiga queria dizer abstenção do Poder» («La libertà antica significava astensione del Potere») [Depoimento, Record, 1974]. Subito dopo aggiunge: «Hoje a liberdade exige que o Estado esteja activo» («Oggi la libertà richiede che lo Stato sia attivo») [Depoimento, Record, 1974]. La coppia antiga/hoje costruisce una frattura temporale: il significato precedente della libertà viene presentato come superato, mentre la nuova libertà coincide con un potere pubblico attivo. Il problema non consiste nella presenza dello Stato. Consiste nella sua ridefinizione semantica. L’intervento pubblico non viene descritto come limitazione: diventa condizione della libertà. Il diritto sociale viene utilizzato a trasformare la relazione fra individuo e Stato. In Renovação na Continuidade, Caetano formula esplicitamente la propria posizione: «não é tanto afirmar a soberania do indivíduo na sociedade» («non si tratta tanto di affermare la sovranità dell’individuo nella società») [Verbo, 1971]. L’alternativa è una concezione nella quale il cittadino deve essere «participante e consciente» («partecipe e consapevole») [Renovação na Continuidade, Verbo, 1971]. Il termine participante appare fondamentale: la partecipazione viene riconosciuta, purché avvenga dentro una struttura istituzionale definita. Anche il titolo Renovação na Continuidade costituisce un dispositivo pragmatico. Renovação promette trasformazione; continuidade garantisce permanenza. Le due parole convivono in una costruzione ossimorica: cambiare senza rompere, rinnovare senza rifondare. La formula permette di presentare l’autoriforma come conservazione dell’identità del sistema. Walter Benjamin aiuta a isolare la dimensione giuridica del problema: «all violence as a means is either lawmaking or law-preserving» («ogni violenza come mezzo è o violenza che pone il diritto o violenza che conserva il diritto») [«Zur Kritik der Gewalt», in Reflections, Schocken, 1978, 287]. Nel caso caetaniano prevale la seconda dimensione: il diritto istituito deve continuamente riprodurre le condizioni della sua conservazione. Il contrasto con Albert Camus illumina il problema da un’altra angolazione. «Je me révolte, donc nous sommes» («Mi rivolto, dunque siamo») [L’Homme révolté, Gallimard, 1985, 36] trasforma la negazione individuale in una solidarietà costruita dal basso. Nel corporativismo caetaniano il movimento è inverso: il «noi» viene organizzato attraverso istituzioni che precedono l’azione individuale. La collettività non nasce dalla rivolta; viene istituzionalmente predisposta. Primo Levi introduce, infine, il problema dell’obbedienza amministrativa: «I mostri esistono ma sono troppo pochi per essere veramente pericolosi, sono più pericolosi gli uomini comuni, i funzionari pronti a credere e ad obbedire senza discutere» [I sommersi e i salvati, Einaudi, 1997, 198]. La citazione consente di riportare il discorso dal livello delle grandi categorie ideologiche alla quotidianità dell’amministrazione. Un sistema giuridico diventa realmente efficace quando le sue prescrizioni vengono trasformate in routine da funzionari, professionisti e cittadini. Il rapporto con l’arte completa il quadro. Un sistema corporativo necessita di una società leggibile e rappresentabile. Le categorie giuridiche devono essere tradotte in immagini, rituali, cerimonie, architetture, celebrazioni del lavoro e rappresentazioni della famiglia. La sociologia dell’arte osserva la trasformazione dell’artista in funzione sociale; l’antropologia dell’arte studia la produzione di simboli condivisi; la politologia dell’arte registra il passaggio dalla semplice rappresentazione del potere alla costruzione estetica della sua normalità. La critica analitica del discorso riunisce questi livelli attraverso speech act, presupposizione, implicatura, framing, metafora e classificazione. La neuroscienza cognitiva permette di aggiungere il livello della sedimentazione percettiva: categorie ripetute e rituali ricorrenti costruiscono aspettative e rendono familiare una determinata architettura sociale. L’antropologia dell’arte mostra come quelle aspettative possano essere trasformate in immagini e pratiche collettive. La politologia dell’arte osserva infine il modo in cui l’immaginario contribuisce alla legittimazione dell’ordine. Il caso Caetano è utile ad ampliare il concetto di autoritarismo giuridico. Non siamo davanti soltanto alla legge repressiva. Siamo davanti alla legge che organizza il sociale, assegna identità, disciplina rappresentanze, costruisce corpi intermedi, ridefinisce la libertà e produce un lessico nel quale l’intervento dello Stato appare come tutela. Il diritto diventa una tecnologia di normalization. Il confronto con Vyšinskij e Hans Frank permette di distinguere tre grammatiche politiche. Nel sistema staliniano il diritto viene radicalizzato come strumento della lotta di classe e della repressione; nel nazionalsocialismo di Frank viene subordinato alla comunità razziale e alla volontà politica del regime; nel modello caetaniano il dispositivo centrale è la corporativizzazione della società attraverso il diritto costituzionale, amministrativo e sociale. La differenza è essenziale. Caetano mostra una forma di autoritarismo nella quale il diritto non viene sospeso o utilizzato come arma eccezionale. Viene reso quotidiano. L’autorità entra nelle professioni, nelle istituzioni, nella rappresentanza, nella cultura e nella definizione stessa della libertà. La norma diventa ambiente. Il punto conclusivo deve essere formulato con semplicità: l’autoritarismo giuridico corporativo di Caetano funziona quando riesce a trasformare il comando in organizzazione, l’organizzazione in abitudine e l’abitudine in normalità. La sua specificità non consiste nella repressione dell’opposizione. Consiste nella capacità di costruire una società nella quale l’ordine politico venga percepito come la forma naturale dell’organizzazione sociale. La legge diventa corpo.
