Eros, thanatos e il capitale: la frattura della soggettività nell’Ottocento Lombardo di Ivan Pozzoni
Pragmatica testuale ed esegesi socio-antropologica su I.U. Tarchetti ed E. De Marchi
L’analisi dell’evoluzione storico-culturale della letteratura italiana dell’Ottocento evidenzia il passaggio dal Romanticismo risorgimentale, etico e militante, alla drammatica frattura della Scapigliatura e del realismo tardo-ottocentesco. Con l’Unità d’Italia e la seconda rivoluzione industriale, l’avanzata del Positivismo e del capitalismo borghese marginalizza il poeta da guida delle anime a figura sradicata e nevrotica. In questo contesto si inseriscono due fondamentali risposte narrative lombarde: Fosca (1869) di Igino Ugo Tarchetti e Demetrio Pianelli (1890) di Emilio De Marchi. Il dualismo scapigliato, teorizzato da Arrigo Boito, mostra come l’ideale angelico si infranga nell’impatto con il reale macabro e il rimosso psicologico. Come osserva la storica Lucy Riall, «the Risorgimento is considered to be the defining moment in Italy’s history, the period where Italy became a nation and entered the modern world» (Risorgimento: The History of Italy from Napoleon to Nation State, Palgrave Macmillan, 2009, 1). La frattura della Scapigliatura deve essere ulteriormente collocata nella trasformazione del sistema letterario italiano attraverso la lettura di Giulio Ferroni, che individua nella nuova Italia una condizione di «vitali lacerazioni, in rapporto alla velocità dei processi storici e politico-sociali» e osserva che «con la Scapigliatura viene contestato il buon gusto borghese e si celebrano le nozze del bello e dell’orrendo» (Storia e testi della letteratura italiana, Mondadori Università, 2004, VIII, 5). Sul piano sociologico, la trasformazione dello statuto della letteratura può essere precisata attraverso Gisèle Sapiro, secondo cui «the sociology of literature approaches literature as a social fact» (The Sociology of Literature, Stanford University Press, 2023, 1). La letteratura non costituisce, dunque, un universo autonomo rispetto alle strutture sociali: la marginalizzazione del poeta e la crisi dell’ideale risorgimentale sono comprese come trasformazioni simultaneamente estetiche e sociali. La Scapigliatura registra la perdita dell’autorità culturale dell’intellettuale; il realismo di De Marchi traduce la nuova esperienza urbana e borghese in forme narrative capaci di rappresentare la quotidianità, il lavoro, il denaro e la progressiva subordinazione dell’individuo alle strutture sociali della modernità. Attraverso il motivo edipico e la retrocessione infantile, Tarchetti trasfigura la tentazione amorosa in un percorso mortifero in cui il senso di colpa paralizza il soggetto, mentre De Marchi cala il medesimo transfert edipico nella grigia quotidianità burocratica milanese, dove la repressione dell’eros in favore del Capitale si converte in una forma di santità laica e rinuncia stoica. Come osserva Daniel Pick, «with its focus upon such core triangular relationships in the mind it affords a useful perspective, and one with considerable purchase on psychic truth and people’s lived experience» (Psychoanalysis: A Very Short Introduction, Oxford University Press, 2015, 49).
Analisi Pragmatica
L’opera d’arte non è mai un precipitato innocente, si configura quale sintomo e contromisura. Quando la modernità borghese trasforma la prassi vitale in mera contabilità oggettuale, la letteratura risponde sfigurando la carne o contraendola nella nevrosi burocratica. Il testo non si limita alla descrizione di una patologia, ma agisce mediante atti illocutori di spossessamento. Come osserva Rita Felski, «works of art do things: they make us feel, think, and act in certain ways» (Hooked: Art and Attachment, University of Chicago Press, 2020, 6). Nell’esordio del romanzo tarchettiano, la dichiarazione «Più che l’analisi d’un affetto, più che il racconto di una passione d’amore, io faccio forse qui la diagnosi di una malattia. Quell’amore io non l’ho sentito, l’ho subito» (Fosca, 1869) opera, sotto il profilo della pragmatica del discorso, come una drastica riduzione dell’agente (agentivity reduction). Il soggetto locutore rinuncia all’atto perlocutivo della seduzione autonoma fino a sottoscrivere un’aspettativa di capitolazione. La pervasività coercitiva di Fosca non risiede nella forza estetica della seduzione, sta nel suo orripilante potere di attrazione thanatica, che paralizza l’Eros. Il brutto, il malato e il disturbante interrompono la reciprocità del desiderio e costringono il soggetto al confronto con una negatività irriducibile. In questo senso, la figura di Fosca deve essere accostata all’antropologia filosofica di Byung-Chul Han e alla sua critica dell’espulsione dell’alterità: «L’altro è la negatività che mette in discussione l’identico» (L’espulsione dell’Altro. Società, percezione e comunicazione oggi, Nottetempo, 2017, 9). La malattia e il brutto diventano l’ultimo baluardo della negatività contro l’iper-trasparenza del capitalismo consumistico. Ciò che non siamo in grado di normalizzare conserva la capacità di disturbare il soggetto e di interrompere la circolazione ordinaria del desiderio. Parimenti, la corrispondenza epistolare biografica dell’autore rivela la medesima struttura linguistico-pragmatica del distanziamento: «Evitiamo la sazietà, evitiamola, rendiamoci desiderosi l’uno dell’altro per una lunga privazione […] Temevo che tu venissi, e mi dispero perché non vieni» (Carteggio con Carlotta Ponti). Dal punto di vista pragmatico, questa formulazione costituisce un enunciato a doppio legame (double-bind utterance) in cui la deissi temporale proietta il desiderio in un futuro perennemente differito. In consonanza con il concetto di spettralità (hauntology) di Mark Fisher, l’autore predilige la nostalgia del fantasma alla presenza del corpo, poiché il corpo reale evoca l’incesto e il conseguente castigo morale.
Visione multidisciplinare dell’oggetto di studio
Antropologia molecolare e meccanismi testuali
La critica letteraria analitica esamina il testo mediante la logica formale e la teoria degli atti linguistici (speech act theory). La dualità tra Clara e Fosca non costituisce una semplice opposizione manichea, è un’aporia proposizionale: Clara incarna il contenuto proposizionale della salute e della solarità e, con la consumazione dell’unione, attiva la proposizione edipica di colpa; Fosca rappresenta, invece, l’esecrazione somatica, in cui il dispositivo testuale trasforma la bruttezza nel garante di verità (truth-maker) della punizione esperita. Nel Demetrio Pianelli di De Marchi, lo svelamento di Beatrice avviene secondo la sintassi della regressione: la percezione di Demetrio, secondo cui «dalla bambola uscisse la donna» mentre la vede avanzare «nella luce quasi estinta del crepuscolo» e sopraffarlo «colla grandezza della di lei persona», innesca il rito antropologico del ritorno materno (nostos). L’Eros non consumato si rifugia nel desiderio di rientro nel grembo (womb-seeking behavior), inteso come unico anestetico contro l’alienazione urbana. In accordo con le prospettive di Émile Durkheim e Slavoj Žižek, la figura madre-patrona si manifesta come l’irraggiungibile garante della quiete pre-soggettiva. In Durkheim, il sacro rappresenta una potenza morale che trascende l’individuo e alla quale il soggetto si rapporta come a una fonte di protezione e obbligazione: «this power exists, it is society» (The Elementary Forms of Religious Life, Free Press, 1965, 257). In Žižek, la figura materna deve essere ricondotta alla struttura lacaniana del desiderio e dell’Altro, poiché «the big Other is the symbolic substance of our lives» (How to Read Lacan, Granta Books, 2006, 9).
Prospettiva neuroscientifica: embodied cognition e predictive processing
La patografia letteraria scapigliata anticipa i modelli contemporanei delle neuroscienze cognitive, in particolare la cognizione incarnata (Embodied Cognition) e l’elaborazione predittiva (Predictive Processing) studiati da Karl Friston e Vittorio Gallese. Il contagio somatico espresso da Giorgio («sento il germe della etisia insinuarsi per tutte le mie fibre») descrive una parossistica attivazione dei neuroni specchio all’interno dell’intercorporeità dolente. Di fronte alla consunzione di Fosca, il sistema nervoso di Giorgio aggiorna le proprie aspettative (predictive priors) in risposta alla minaccia di annientamento. La bruttezza rompe l’omeostasi dell’aspettativa estetica e il cervello fallisce nel minimizzare l’errore di predizione (prediction error), convertendo lo stress cognitivo in vera sintomatologia neurovegetativa. Come sintetizza Karl Friston, «the free energy principle (and the predictive processing this entails) must necessarily be in play for any person or system we care to study» («Is the brain an organ for free energy minimisation?», in Philosophical Studies, 179, 2022, 1695). In questa prospettiva, l’esperienza di Giorgio deve essere letta come un processo di continua regolazione tra aspettative corporee e segnali sensoriali inattesi. Lisa Feldman Barrett, Katie Hoemann e colleghi sottolineano infatti che il cervello costruisce dinamicamente concetti emotivi e percettivi per orientare l’azione: «the brain constructs emotion concepts, but also cognitions and perceptions, all in the service of guiding action» («Concepts Dissolve Artificial Boundaries in the Study of Emotion and Cognition, Uniting Body, Brain, and Mind», in Cognition and Emotion, 2019, 67). La consunzione di Fosca diviene un segnale corporeo ad alta salienza che destabilizza il modello predittivo di Giorgio: il corpo dell’Altro non viene semplicemente percepito, ma incorporato come previsione di un possibile deterioramento del proprio corpo. Il contagio somatico assume quindi la forma di una simulazione intercorporea nella quale la distanza tra percezione, emozione e risposta fisiologica tende progressivamente a ridursi.
Sociologia e Politologia dell’arte: dal Romanticismo al capitale moderno
L’arte tardo-ottocentesca lombarda riflette le tensioni socio-politiche dell’Italia post-unitaria. La sociologia dell’arte di Pierre Bourdieu evidenzia la perdita di capitale simbolico del campo letterario milanese, in cui lo scrittore passa da ideologo nazionale a proletario della penna. Comparativamente, mentre la negazione amorosa in Tarchetti è psicopatologica e thanatica, radicata nel senso di colpa edipico, in De Marchi diventa socio-economica e capitalistica, dettata dall’assenza di capitale e dal rispetto dell’ordine. La risposta all’imborghesimento oscilla tra il rifiuto anarchico e autodistruttivo della bohème scapigliata in Tarchetti e la rassegnazione cristiano-laica dello stoicismo burocratico in De Marchi. La figura materna, che in Tarchetti assume i tratti della madre divoratrice e della sanzione mortale, in De Marchi si converte nella madre-rifugio contro la sopraffazione della Milano industriale. La politologia dell’arte rivela come la struttura di classe del secondo Ottocento determini gli esiti affettivi. Se Tarchetti sceglie la deviazione isterica rifiutando la norma borghese della salute come produttività, De Marchi registra l’inesorabile vittoria della moneta. Demetrio Pianelli non può possedere Beatrice poiché privo di potere d’acquisto, e la morale borghese impone che il matrimonio sia santificato dal Capitale. In sintonia con la filosofia di Fredric Jameson, il romanzo di De Marchi opera come un’allegoria inconscia del capitalismo avanzato, in cui la virtù dell’impiegato non è che l’interiorizzazione della propria subordinazione sociale.
Conclusione
Al di là del linguaggio accademico e delle complesse griglie teoriche, questi due capolavori della letteratura lombarda dell’Ottocento illustrano due modalità parallele di reazione all’avvento della società moderna, industriale e monetizzata. In Tarchetti, il grido disperato del protagonista Giorgio in Fosca esprime il disagio dell’artista di fronte a un mondo materialista: pur desiderando un amore sereno con Clara, il rimorso e il senso di colpa lo spingono verso la malata e brutta Fosca, trasformando la passione in un’autopunizione e la malattia nell’unica protesta possibile contro una falsa idea di benessere. Come ha osservato Robert D. Richardson, la narrativa di Tarchetti porta in primo piano «the conflict between the ideal and the real, between the beautiful and the ugly» («Tarchetti and the Scapigliatura», in Italian Quarterly, XVIII/69, 1974, 36). In De Marchi, il dramma si sposta negli uffici milanesi con Demetrio Pianelli, dove l’umile impiegato rinuncia all’amore per la cognata Beatrice poiché privo dei mezzi economici pretesi dalla società borghese, accettando il trasferimento e consacrandosi a una santità della rinuncia guidata dal dovere. Come ha scritto Luigi Baldacci, De Marchi «ha rappresentato con particolare acutezza la piccola borghesia milanese, nei suoi costumi, nelle sue aspirazioni e nelle sue frustrazioni» (Il romanzo italiano dell’Ottocento, Einaudi, 1976, 286). In entrambe le opere, l’Italia unificata e capitalista nega la possibilità dell’amore autentico, inghiottendolo nella tomba e nella pazzia con Tarchetti, oppure sacrificandolo sull’altare del denaro e delle convenzioni sociali con De Marchi.
