Cinque Riots Tardomodernisti di Ivan Pozzoni
VENDETTA LEGALE E ILLEGALE
Dall’ascesa, nel 2024, ad una dimensione internazionale trovo l’Italia del 2018,
aver fondato il Kolektivne NSEAE è stato come vincere al super-Enalotto,
trovi, in ogni area del mondo, in maggioranza USA, editori ignoranti e truffatori tanto da costringerti a ripetere, come un disco incantato, «Dove stanno bene i fiori?».
I fiori stanno bene nel vaso, se non mostri massimo rispetto, il lombardo medita vendetta, con l’aiuto di una cinquantina di giuristi UE va a rovistare nei conti della ‘ndrangheta suddetta, dettaglio su dettaglio, cavillo su cavillo, trucco su trucco, strucco, sempre, il documento illecito e l’editore americano e albanese si beccano milioni di euro di sanzioni, da dover vivere a credito,
non vi tutela l’arroganza del rifiuto della rogatoria internazionale, entro un anno bancarotta i militanti del KNSEAE, Tamikio o Roland, sono anche americani o albanesi, e disponibili alla lotta.
Poi, al di fuori della vendetta legale, ci sono schegge ingestibili, serbi e russi, hanno la loro strategia vi hackerano tutti i server dell’azienda truffaldina o, di notte, col buio, una coltellata e via, guardatevi le spalle, extracomunitari arroganti, il resto di gruppi nazionali condanna questi ‘ninni russi e serbi vi odiano, kriminalci sfrutta-cultura, vi si attaccano al collo come tardomoderne Erinni.
Direttori di rivista, editori, ci imponete la vostra linea editoriale, interessati a fare danari e noi artisti avatar non-zombie vi imponiamo i nostri versi che vi chiudono in alveari di calabroni inferociti dalla camorra consociata, inizieremo a darvi noi la linea
a fare dimagrire i vostri c/c in banca, con mille trafitture, vi trasformiamo da baldracche in Dulcinea, noi Sancho, senza don, sentirete suonare le campane a morto, avete scontrato la tigre dell’Himalaya
e a voi non resta che mettervi un microfono nel culo e cantare a squarciagola Ramaya.
SEI LA MIA BRICIOLA
Dopo la battaglia è il tempo dell’amore, e, io, münsciass, non sono un valligiano intransigente mi hanno generato, uno adesso è spento e l’altra non smette d’accendersi come una ricetrasmittente,
una madonna monzese (un sacco di madonne) e un ex macellaio bergamasco, chiuso in un’urna, non ho la mitteleuropeità del milanese, se sento un dialetto terrone mi crescono, azz’, le corna, divento un diavolo bisulfurato (in Grecia non sanno cos’è) e mi trasformo in uno di Carate Brianza
e tu, col tuo accento d’Enna, controbatti ad ogni mia opinione come Chisciotte con (Sancho) Panza.
Pure, se ragionando ad cazzum mi fai incazzare, non riesco a non spettinarti il ciuffo sbarazzino e a sognare di vederti, ogni notte, a russare, con la faccia totalmente immersa nel cuscino,
ogni notte, di ogni giorno, di ogni anno, non ti faccio una anti-«promessa» d’amore
sognando il contrario, faresti la solita faccia infastidita, e mi spezzeresti il cuore.
Porca troia, mi sono ridotto a fare rime amore/cuore, come la mongola di Valeria Rossi, ehm, niente mongolo se non di Ulan Bator, la neoavanguardista autistica che si crede Carlo Dossi, la responsabilità è tutta tua, brucio d’amore come uno spiaggiato sotto il sole la terza è scappata, vivrò di cuore/sole/amore, diventando un elegiaco come Giovenale.
Sei tu la causa di tutto, DCA appifferata dal kebabbaro della stazione, io SAD da malfunzionamento del reuptake della serotonina, mi trasformo in nanofarad
e elettroshocko tutte le tue richieste di rassicurazione, sono tornato un artista della TEC elettroconvulsivante di ogni tua emozione, io Lino Banfi e tu Edvige Fenech,
devi sforzarti di camminare sulle tue gambe come quando pesavi 37 kg, io sarò sempre, vicino a te, a controllare che tu sia felice come un agente del KGB.
Nell’ultima strofa ho ritrovato la mia folle dimensione, con rime stratosferiche,
Rossi, muori, inutile cialtrona, io socio-meter(e)o-patico sono schiavo delle condizioni atmosferiche se sei in tempesta, sarò il tuo paraplue, vittima della dichiarazione di successione tra due eredi,
se hai il sole, amia, e sei calda, mi tocca trasformare Lino Banfi in Rocco Siffredi.
GIUSTIZIAMO L’IDEA STESSA DI GIUSTIZIA
Se non sei uno scafato giurista, non è sano contestare l’idea di «giustizia» a un filosofo del diritto tale concetto etico non è soggetto a confutazione, a meno che tu non abbia il titolo d’artista in affitto, l’artista del blablabla pop dell’ontologia estetica moderna, abituato a discettar di bauli
di essere, non-essere, essere o non essere, io artista trash mi inondo solo di essenze di patchouli.
Finalmente un riot di mera filosofia in pillole, compresse di Viagra utili ad erigere castelli in aria, i castelli di sabbia li costruivo a sette anni, in vacanza con i miei genitori, sulla spiaggia di Bellaria,
molti artisti internazionali li costruiscono coi loro versi, vittime di un’ignoranza fuori dal comune, chiedete cosa significa «giustizia», prima di scriver versi ho iniziato con saggi intricati come lagune
su questo concetto sgusciante come un’anguilla, senza seguire idiozie di Sai Baba o di Averroè, ho scoperto l’esistenza dell’Illuminismo, in Europa, e mi son convertito alla chiesa di Montesquieu.
Nel mondo greco la «giustizia» è armonia, dike, del cosmo, kosmos, secondo Anassimandro, nel mondo latino, a detta di Ulpiano, è voluntas ius suum cuique tribuendi, e inizia lo scontro tra armonia e diritto soggettivo, il medioevo, con Tommaso, tira in ballo la volontà di Dio,
Cartesio e Hume la riportano sulla terra, ancorandola saldamente alla ragione, con l’acciaio.
Grozio, finalmente, aggancia il concetto di «giustizia» alla realtà socio/politica, con Kant e Hegel non si capisce, affermano da un lato una cosa e dall’altro una cosa non-identica, Comte e Ardigò, finalmente, spiegano la «giustizia», con la sociologia e la biologia come concetto esposto alla nozione di causalità, senza lasciare minimo spazio all’ontologia, il XX e il XXI, in UE, assimiliamo l’idea di «giustizia» e diritto (soggettivo e oggettivo) a mia opinione di poeta/sophos, «giustizia» è concetto che travalica l’idea di ogni imperativo.
IL BUSINESS MERIDIONALE
La questione meridionale, question mark o time, non è un business della non-nazione italiana al massimo è un affare bancario IOR dello Stato Pontificio del burocrate di Nazione Indiana, non è sentita molto, ad eccezione dei 1000 di Garibaldi e nasce da un contrasto tra Borboni e Savoia, il Granducato di Toscana, unico stato italiano, d’origine controllata, da anni era andato a troia, i francesi della troika XIX intervennero a salvare il culo ai fratelli francesi del Savoia faire, la Spagna, già terrona d’Europa, si mise ad attendere l’invasione come un critico in un foyer.
Quindi, chiarito che si è trattata di un’invasione del Nord italia sui territori desertici maghrebini non vedo male se le (ex) camicie verdi della Lega di Salvini conquistino il comune di Lentini, in fondo Garibaldi, da Quarto, non in pole position, coi mille miles riesce a scattare fino a Teano bloccato, con sorriso fantozziano, da Victor-Emmanuel II, referendante il resto come un dito nell’ano, la risposta alla questione implica il famoso ponte, in modo da rinchiudere tutti i terroni a Lampedusa e liberare, nel meridione, 150.000 africani, che si comportino con la rettitudine di un’ipotenusa.
La soluzione si trova sempre, bonae voluntatis, sufficit rinchiudere tutti i terroni dietro ai reticolati e offrire all’Africa criminale reddito di sussistenza, lavoro nero, e lo status comunale di impiegati,
ciò mi farebbe vorticare le balle, meglio un casertano lazzarone che un hutu armato di machete, sono diventato populista, prima l’italiano webete, e, dopo, l’extra-UE con valore di schizomicete.
Torniamo alla realtà, non credo che a Catanzaro ci siano 19.000 ciechi, forse è colpa di una maga Circe, che trasforma, senza fatica, l’uomo in maiale, e metà della popolazione calabrese in Praga, in Brianza, 350.000 abitanti, ci sono 3.000 ciechi, è un miracolo, il meridione è terra di invalidità
e la Gdf rompe i coglioni all’imprenditore di Carate che evade l’1% delle tasse nella loro assurdità, l’Unità è un’invasione dei francesi e la Cassa mortuaria del meridione ha avuto milioni di schèi, che il mago Oronzo, con la complicità dei criminali di Roma, è riuscito a trasformare in trofei il vincitore ha diritto al reddito di cittadinanza, lavorando in nero e senza caro vita, è pornografia al settentrionale derubato del 70% di ogni forma di reddito non resta che rifugiarsi a Sofia.
La soluzione: da Roma in sotto, nei secoli, non c’è mai stata la sacrosanta abitudine della filosofia dell’azienda e del lavoro, c’è la PA o i concorsi, e a noi invasori del Nord tocca fuggire in Bulgaria.
IL METABOLISMO BLOCCATO
Il metabolismo è un meccanismo molto strano bisogna metabolizzare ogni nostro fatto quotidiano, Becchina mi dice «Devi vivere con maggior discernimento»
e io, se non sparo la mia eroina in circolo (letterario), non son contento.
Devo metabolizzare i miei ex 160 kg, obesità III°, condanna a morte causati da un errore terapeutico nell’uso della dopamina conservata in cassaforte, cioè il mio fegato, 400 di transaminasi, se bevevo un camion di vodka Keglevich rischiavo meno di morire di cirrosi, in ogni caso ho sfanculato Živojin Ivković, mezzo scribacchino che ho tenuto in serbo ai kalašnikov dei miei amici albanesi a forza di diete e movimento, intransigente, sono tornato a 90 kg in una decina di mesi.
Devo metabolizzare la diagnosi di fibromialgia cronica degenerativa con 18/18 trigger che se musicate i miei versi, sono il Fabri Fibro dell’anti-poesia, mi dichiarate trapper flexo compresse di Ecubalin, 900 mg/die, come un malato terminale senza il conforto della fine trasporterò la mia croce vent’anni, Yoshua mi fa ‘na sega, senza il sostegno di Simone di Cirene in tre ore di Calvario, lui l’hanno fatto Dio, io mi accontento di essere Stalin, l’uomo d’acciaio
battuto dall’attacco continuo di infezioni ad ogni organo alla stregua di un fabbro ferraio.
Devo metabolizzare la scomparsa del macellaio bergamasco incenerito, in un forno crematorio, come Paolo sulla strada di Damasco, sulla Siria, da anni, ci si imbatte in missili Katjuša, l’ha fulminato, nella notte, una fibrillazione balistica, togliendogli ogni angoscia con lui discutevo ogni settimana dell’Inter, ammetto che mi manca,
l’apertura della dichiarazione di successione ha raddoppiato il mio conto in banca.
Devo metabolizzare la camorra dello star system artistico italiano coi suoi baroni
mi sembra di essere tornato alla faida che stroncò l’Umberto e innalzò Maroni, tra Cucchi e Cortellessa, Ridolfoviç mi scrive senza convinzione che non è un mariuolo,
Cortellessa, io devo scrivere in Albania, in India e in Bangladesh, come un docente fuori ruolo, artisti italiani del XXI è inutile che vi incazzate, non siete in grado di stendere mezza rima i vostri versi sciapi sono rasi al suolo come le case dopo la bomba atomica di Hiroshima.
La metabolizzazione è diventato il mio mestiere, il metabolismo è bloccato sulla BIA, e io continuo ad oscillare come un ubriaco fradicio, tra accettazione e dissenteria, non riesco ad integrarmi, come scrivevo nel 2017, il mio stomaco non vi digerisce iloti, senza testa, io sono uno spartiata, uh-uh-uh, alalai alalai alalai, chi cazzo vi capisce, attacco i sacerdoti estetici, con lo sguardo folle di un oplita, senza buttare il mio scudo, non sono Archiloco, nella vita, e a differenza vostra non mi racchiudo in testudo.
