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Il filosofo come guida esistenziale di Carla Sala

La filosofia è sempre stata quella disciplina non solo misconosciuta, ma anche e più ridicolizzata. In un celebre testo di G.B. Achenbach l’autore torna sulla figura del filosofo. Il laureato in filosofia difficilmente si definisce un filosofo e questo, secondo Achenbach, perché la ‘nostra’ materia risulta un campo caotico.

È necessario, però, ripensare la figura del filosofo. Se si pone la mente al fatto che senza gli interrogativi e le risposte dei primi filosofi, da Socrate-Platone ad Aristotele, probabilmente non avremmo assolutamente o buona parte delle domande e delle risposte di settori di studio quali la fisica o la psicologia, potremmo ridonare il giusto, ciò che le è proprio alla stessa filosofia.

Durate il dibattito tedesco dei primi del novecento filosofi come E. Husserl si sono posti sul liminare tra filosofia pura e psicologia applicata e il suo contributo a quest’ultima è stato tanto importante da dar vita a veri propri filoni psicanalitici che dal suo pensiero prendono le mosse.

Faccio un passo indietro, ripensare la figura del filosofo: se dovessimo ritenere che il filosofo alla maniera di Talete sia il pensatore che con il naso all’in sù medita i suoi massimi sistemi e per ciò stesso cade quando ha a che fare con la vita reale, siamo un po’ fuori strada, e oggi più che mai.

La concretezza cui le esigenze del mondo di oggi ci conducono, o più ci forzano, sono vincoli per lo stesso ‘filosofo’, il quale se rimanesse nel suo pensatoio immobile alla vita sarebbe da essa divorato.

I filosofi latini avevano un’idea molto chiara della filosofia, era quella disciplina che curava l’anima, la mondava dalle passioni superflue e conduceva, educare significa propriamente e-ducere: condurre, a una qualità della vita per così dire superiore.

La felicità, poi tanto agognata, era, infine, lo scopo ultimo del vero filosofo, del filosofo di professione, non del sofista, ma di colui che faceva della filosofia il proprio habitus.

Giunti a questo punto dovremo chiederci qual è il ruolo del filosofo oggi, non del pensatore ma del laureato in filosofia, di colui che ha appreso a ragionare, a meditare la propria vita.

Se una tale impresa gli è riuscita potrebbe essere la guida atta ad insegnare agli altri questo stesso sistema, quello di meditare la vita, “non di pensare come vivere ma di pensare quello che si vive”.

CARLA SALA

 

 

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