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“Realtà multiple” di Alfred Schutz. Alcune riflessioni di Michele Curcio

La professione di psicoterapeuta, prima ancora che di psichiatra, mette nelle condizioni di doversi confrontare con esistenze diverse, veri e propri mondi, che racchiudono modi di pensare e di vivere sempre diversi e cangianti.

Discorsi che si intrecciano e si oppongono come ad ammettere che la realtà unica, determinata dalla legge di causa ed effetto, sia solo una illusione.

Anche la fisica classica si è arresa ai limiti descrittivi di un determinismo assoluto: la fisica quantistica e le teorie delle dinamiche non lineari (le teorie del caos deterministico) hanno aperto nuovi spazi conoscitivi, dove la non predicibilità si accompagna al ruolo giocato dall’osservatore. Il  singolo che crea una realtà od anche più realtà.

Alfred Schutz(1899 – 1958), filosofo austriaco, costretto ad emigrare negli Stati Uniti per motivi politici, è generalmente considerato una figura minore tra i fenomenologi, ma ha però compiutamente svolto una importante influenza sulla sociologia e sullo sviluppo dell’antropologia.

Tra i contributi teorici importanti accreditabili a Schutz c’è quello delle “realtà multiple”.

Nello scritto omonimo, del 1945, Schutz  parte dalle considerazioni di un altro importante intellettuale a tutto tondo quale W. James, il quale ritiene che si percepisce come reale tutto ciò che crea una grande emozione: “la credenza, o il senso di realtà, è una sorta di sentimento, più affine alle emozioni che a qualsiasi altra cosa” (James 1880)

Ciò perché tale sentimento riesce a porsi in primo piano nella coscienza, relegando il resto sullo sfondo.

“Quando non si tratta di conoscenza scientifica, ma di credenza, tutto si fonda sulla “commozione corporea messa in atto dall’idea eccitante, nulla che io possa sentire così può essere falso. Tutte le credenze religiose e soprannaturali sono di questo tipo” (1)

Ciò ad intendere che le emozioni distorcono se non costruiscono la realtà, che a questo punto non potrà essere più unica e sicuramente non più oggettiva.

Ma ciò non solo tra diverse persone, anche in una stessa persona che interpreta (o forma) la realtà secondo lo stato d’animo o il ruolo che in quel momento ricopre.

In tal senso Schutz parla di province di senso. Ogni provincia di senso è dotata di un proprio stile cognitivo che assicura la coerenza interna e la compatibilità tra le diverse esperienze che la caratterizzano.

“Il sapere (dell’uomo medio) è inconsistente. Nello stesso momento egli potrebbe considerare come egualmente valide delle affermazioni che sono in realtà incompatibili le une con le altre. In quanto padre , cittadino, impiegato o membro della parrocchia, egli potrebbe avere  su diversi soggetti  morali, politici o economici le opinioni più divergenti e meno congruenti, ma ciò che sta all’origine di questa inconsistenza non è necessariamente un errore logico”(2).

Queste affermazioni , a distanza di circa 70 anni, mantengono  ancora un valore, aprono spazi.

Intanto tali affermazioni sono state in qualche modo confermate dalle neuroscienze, in particolare è possibile accostarle all’ipotesi del marcatore somatico di Damasio.  Neurologo portoghese, il quale nel  libro “l’errore di Cartesio” (3) propone una propria concezione delle emozioni e la teoria del marcatore somatico.  Le ricerche di Damasio originano dalla ipotesi di emozioni rappresentate nel/dal corpo e si sviluppano in particolare sulle osservazioni di alcuni pazienti che per diversi motivi hanno subito l’asportazione di alcune aree del cervello. Il neurologo portoghese identifica come  marcatore somatico le alterazioni del corpo indotte dal sistema nervoso autonomo correlate alle emozioni (tensione muscolare, alterazioni del ritmo cardiaco, sudorazione ecc.).  Il  marcatore somatico interviene secondo Damasio, in particolare, quando siamo dinanzi ad una scelta complessa caratterizzata da possibilità multiple: nel prendere in considerazione le diverse opportunità il marcatore somatico ne marca alcune con una impressione negativa,  facilitando così la scelta che non sarà più puramente razionale.  I marcatori somatici rendono più semplice e rapida la scelta di quale comportamento adottare, detto ciò è evidente che non sempre si è consapevoli di tali aspetti.

Dunque viene confermato quanto già intuitivamente si concepisce, le emozioni entrano nelle nostre decisioni, ma come già ammesso da James e Schutz lo fanno “fisicamente” cioè attraverso sensazioni corporee. Questo aspetto viene ulteriormente enfatizzato da John Barch nel recentissimo “A tua insaputa” (4) ove,come ben affermato nel sottotitolo “la mente inconscia che guida le nostre azioni”. sottolinea l’importanza delle sensazioni corporee nel determinare le nostre reazioni. Lo psicologo sociale, docente di Psicologia a Yale, evidenzia ad esempio come la temperatura ambientale influenza i nostri giudizi, ovvero se l’ambiente è freddo saremo meno comprensivi, se ci sarà caldo più disponibili. Insomma gli stati del corpo, in quanto emozioni influenzano le scelte, i comportamenti ed ovviamente il nostro modo di percepire e rappresentare il mondo.

Il collegamento tra le emozioni ed uno stile cognitivo era già stato evidenziato da C. G. Jung, psichiatra svizzero, fondatore della psicologia analitica, con i “complessi a contenuto emotivo”(5) in cui ricordi, pensieri, sensazioni corporee sono raccordate intorno ad un affetto “nucleare”.  I complessi, come successivamente sono stati definiti più semplicemente, interagiscono con  il complesso centrale della nostra psiche che identifichiamo con l’Io.

Ma Schutz sembra andare ancora oltre ipotizzando appunto province di senso che pur non nettamente separate tra di loro comunque mantengono un nucleo di distinzione (il senso)in ciò riconoscendo le differenze di intendere ed essere al mondo in circostanze diverse (genitore, lavoratore, cittadino ecc.). Ciò lascia intendere che ognuno di noi è costituito non da una unicità ma piuttosto da una molteplicità che noi riconduciamo, in parte forzatamente, ad una identità unica: l’Io. Questa concezione a sua volta è stata sostenuta da culture diverse soprattutto orientali, tra queste si veda il Buddhismo, e riprese tra gli altri da uno psicoanalista Mark Epstein (6).

In conclusione si può affermare che se pure sono riconoscibili entità simili ma diverse quali le province di senso, i marcatori somatici ed i complessi è pur vero che ad una psiche che sembra sempre più variegata corrisponde sempre e solo un unico corpo che come un teatro lascia che le diverse istanze si rappresentino perché siano successivamente meglio riconosciute ed elaborate.

 

 

 

  • Gianni Trimarchi – La logica del pensiero quotidiano. Riflessioni sulle “realtà multiple”di Alfred Schutz – InCircolo n.2 – Dicembre 2016 (1-17)
  • Antonio Damasio – L’errore di Cartesio, Milano, Adelphi, 1995
  • John Barch – A tua insaputa, Torino, Bollati Boringhieri, 2018
  • Carl Gustav Jung – Considerazioni generali sulla teoria dei complessi, 1934, Torino, Bollati Boringhieri
  • Mark Epstein – Pensieri senza un pensatore, 1996 e Psicoterapia senza l’Io, 2008 entrambi Roma Astrolabio Ubaldini.

 

      MICHELE CURCIO

 

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