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Le opere grafiche di Joan Mirò a Monopoli di Mimma Leone

Quando la Puglia si propone nell’accoglienza che le è propria, conferma di poter competere con chiunque perché la bellezza nella bellezza non può che lasciare mozzafiato. Accade quindi che Monopoli venga presa d’assalto da turisti che una volta tanto sgomitano non per accaparrarsi l’ombrellone nel lido di turno o per prendere posto nel privé del locale notturno blasonato ma, suona strano e bellissimo dirlo, per ammirare una mostra artistica che arriva da lontano, di indubbio valore storico e creativo.

Fra le suggestive mura del Castello Carlo V, è possibile lasciarsi incantare, fino al 15 luglio, dalle opere grafiche di Joan Mirò, un itinerario nella straripante fantasia del surrealista per eccellenza che parte dal 1948 e arriva al 1974. Le quattro serie in mostra sono “Parler Seul” (1948-50), “Ubu Roi” (1966), “Le Lézard aux Plumes d’Or” (1971) e “Les Pénalités de l’Enfer ou les Nouvelles-Hebrides” (1974), raccolte seguendo quel “sogno poetico” che diventa quasi tangibile e di possibile accesso attraverso l’alfabeto dei segni, la tipicità delle linee e i colori accesi. L’universo immaginario di Mirò sembra quasi dimostrare che tutto possa prendere forma, e anche le parole sono in grado di rendere le immagini della fantasia se ci si muove in una dimensione liquida dove Arte e Letteratura s’incontrano fino a fondersi. Ecco che vien fuori un profilo forse ancora poco conosciuto dell’artista spagnolo, che arriva ad illustrare sé stesso attraverso i segni e i testi, in un linguaggio assolutamente unico, faticosamente ripreso dai posteri. La sperimentazione di Mirò rivela un campo d’indagine nel quale il suo spirito libero trova sfogo, grazie alle possibilità tecniche adottate e l’approdo a visioni impreviste e risultanze cromatiche che sorprendono il visitatore forse ancor più di quanto possa accadere di fronte alle sue opere pittoriche.

Eppure la forza espressiva di questi lavori non nasce da un viaggio solitario dell’Ego del surrealista, anzi; la coralità dell’esposizione si svela in tutta la sua vivace varietà, dai personaggi stilizzati alle rappresentazioni fiabesche, dalle forme antropomorfe al lirismo mitologico, prendendo a prestito produzioni di altri artisti contemporanei e dialogando con loro attraverso i simboli della litografia.

Anche chi, da profano, si ritrova ad ammirare le sale piene di colore allestite in mostra, non può fare a meno di partecipare a questo dialogo, dapprima probabilmente con sguardo spaesato, ma dopo, per i ben disposti, con la possibilità di entrare nel “tempio del sogno”, forse per vedere altro od oltre, o semplicemente specchiarsi meglio.

L’evento è promosso dal Comune di Monopoli e organizzato dalla Società Sistema Museo.

MIMMA LEONE

 

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