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Dal mainstream all’informazione univoca di Antoine Fratini

Tra gli innumerevoli insegnamenti di questa pandemia, uno meritevole di particolare attenzione riguarda la fragilità dei sistemi sanitario e mediatico. Da quando esistono i grandi mass media il mainstream, ovvero quell’insieme di tendenze che dominano il campo dell’informazione, è sempre esistito, ma sino a ieri comprendeva comunque una pluralità, seppur ristretta, di voci che lasciavano ancora trasparire contrasti e sfumature. Oggi invece, complice la pandemia è nato un nuovo tipo di informazione in linea con l’avvenuta instaurazione della democratura, un fenomeno che merita l’appellativo di “informazione univoca” o “a voce unica”. Da circa 9 mesi, a parte un breve lasso di tempo in cui la censura di Stato doveva ancora prendere la misure, l’informazione si riduce ad una unica voce che recita, attraverso le labbra adeguatamente unte dei suoi attori, i mantra del siamo in guerra, del vaccino è sicuro, del vaccino è innocuo, del vaccino è l’unica arma di cui si dispone per lottare contro un demonio immaginario il cui tasso di letalità risulta inferiore allo 0,03 %[1], e il cui tasso di contagio è stato incredibilmente gonfiato dall’alimentata confusione tra “contagiati asintomatici” (categoria inesistente medicalmente parlando e creata ad hoc per questa pandemia) e malati. Lascia veramente increduli il constatare l’assoluta passività della popolazione di fronte a questo sfascio dei sistemi mediatico e politico del tutto in soggezione di fronte alla dittatura sanitaria senza precedente che stiamo vivendo[2], con le ditte farmaceutiche che, in seno all’OMS ancor prima che nei comitati tecnico-scientifici delle varie nazioni, intrufolano i loro agenti e “in nome della scienza” determinano le politiche sanitarie, incidendo quindi notevolmente anche sui bilanci statali. Inutile ricordare che soltanto di test per il covid gli Stati hanno già speso parecchie decine di milioni di euro. E poco importa se questi dispositivi si sono poi mostrati inaffidabili. Anzi, probabilmente per chi li ha venduti e deve fare passare il messaggio unico, meglio così in quanto un test che deve ripetersi “rende” più di uno realmente attendibile. PIL oblige. Non vedo purtroppo allo stato attuale nessuna voce critica capace di elevarsi al di sopra di quel nutrito lotto di personaggi venduti o ingenui, tristi protagonisti dell’informazione univoca. I pochi intellettuali capaci in questo senso sono stati immancabilmente deprivati della possibilità di farsi sentire e si devono accontentare di canali alternativi[3]. Prima della pandemia, nonostante il mainstream, i vari rotocalchi politici e culturali si premuravano comunque di riservare qualche spazietto alle voci contrastanti, anche solo per deontologia professionale. Ora la dittatura politico-sanitaria ha fatto tabula rasa di ogni etica. Persino i social maggiormente in uso, in particolar modo facebook, ricorrono abbondantemente alla censura. Non a caso Bill Gates ha già da molti anni operato ingenti investimenti nel campo dei vaccini ed è il secondo finanziatore dell’OMS dopo gli Stati Uniti. Il filosofo e Nobel per la pace Elie Wiesel affermò che se vi sarà una terza guerra mondiale, essa sarà batteriologica[4]. Tuttavia, come anche questa pandemia lascia intuire, in teoria questo tipo di guerra può benissimo nascondersi sotto il velo di fenomeni naturali in modo tale da garantire ai suoi fomentatori un risultato altrettanto reddittizio e (forse) anche più sicuro delle guerre classiche.

Da una analisi del linguaggio mainstream, cara ad ogni psicoanalista che si rispetti, appare evidente che la magia trascendente si sia compiuta attraverso l’uso di un ristretto numero di vocabili, tecnici e non. Ormai, anche chi magari nutre qualche perplessità circa l’interpretazione ufficiale di questa pandemia[5] non trova il coraggio di dissentire pubblicamente, per timore di vedersi taciato di negazionista o/e complottista e quindi di venire escluso dall’informazione che conta se non addirittura di perdere il posto di lavoro. Oltre a certe espressioni di cui si è già accennato, come “contagiato asintomatico”, le quali hanno una funzione pseudo esplicativa, cioè rispondono alle esigenze di risposte da parte di chi non approfondisce le notizie (ovvero la stragrande maggioranza della popolazione), i due termini più ricorrenti usati all’incontro dei non allineati, sia in loro presenza che in loro assenza (in quest’ultimo caso, diciamo, come strategia preventiva) sono in effetti quelli di “negazionista” e “complottista”. Questi aggettivi condensano tutto lo spauracchio del giornalismo politico. Ormai, i giornalisti si comportano come quelle persone del pubblico chiamate sul palco di uno show condotto da qualche noto e prestigioso ipnotizzatore. Essi, per il buon esito della rappresentazione e per non rivestire il ruolo del guastafeste o dell’incapace (di andare in transe) stanno al giuoco, fingendo talmente bene da aggirare persino loro stessi. Come ho denunciato in un articolo richiestomi da una nota rivista psicoanalitica (sperando la censura non colpisca anche quella, il che sarebbe il colmo!), l’isteria oggi non bazzica più tanto negli studi degli psicoanalisti quanto nei meandri della società dell’immagine, e la sua fenomenologia non è più quella da baraccone dei seminari di Charcot, ma quella più sottile, perché integrata alla mormalità, dei like e dei twitt.

 

Il mito della caverna si ripresenta qui in tutta la sua pertinenza, nonostante l’immagine ormai un po’ vetusta usata dall’illustre filosofo. Le caverne oggi, sono tante. Le troviamo quasi in ogni frase, in ogni espressione del mainstream. Quante alle ombre che, sempre secondo Platone, dovevano riflettersi sulle pareti della grotta e agli occhi degli schiavi apparire come realtà, non vediamo che quelle.

[1] E oltre 60% di questo 0,03% di decessi è costituito da pazienti con almeno tre patologie pregresse. Lasciamo stare qui lo scandalo della non distinzione dei decessi con covid da quelli da covid.

[2] Dittatura prevista lte 40 anni fa dall’economista transalpino Jacques Attali https://www.youtube.com/watch?v=sGos9V_zIjM

 

[3] Vedi per esempo di casi dei Prof. Didier Raoult e Christian Perronne in Francia.

 

[4] Fonte personale.

[5] Continuo ad usare il termine pandemia semplicemente perché in effetti il virus sars cov 2 si è diffuso in tutto il mondo, con maggiore concentrazione laddove ovviamente gli scambi commerciali sono maggiori.

ANTOINE FRATINI

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