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Aprirsi alla vita di Bartolomeo-Theo Di Giovanni

Per provare compassione per gli altri, dobbiamo provare compassione per noi stessi. In particolare, prestare attenzione alle persone paurose, arrabbiate, gelose, sopraffatte da dipendenze di ogni genere, arroganti, orgogliose, avare, egoiste, meschine, quello che volete – provare compassione e preoccuparsi per queste persone significa non scappare via dal dolore di ritrovare queste caratteristiche dentro di noi. Di fatto, può cambiare tutto il nostro atteggiamento nei confronti del dolore. Anziché evitarlo e nasconderci, potremmo aprire i cuori e permetterci di sentire quel dolore, sentirlo come qualcosa che ci addolcisce e ci purifica e ci rende molto più amorevoli e gentili.

Pema Chodrom

                                                             

 Non abbiate paura, aprite il cuore alla vita.

 “Ragione e Compassione per un itinerario verso il mondo”

Esiste una pratica millenaria buddista che è quella del tonglen, cioè l’accogliere e il donare. La pratica non mira alla distruzione della sofferenza, bensì nel saperla accogliere, ovvero preparare un morbido terreno, in questo modo il dolore metterà radici da cui crescerà un arbusto forte che donerà buoni frutti. Dobbiamo impegnarci a dare il benvenuto alla sofferenza, bisogna accoglierla, bisogna che gli diamo la possibilità di seguire il suo corso. Nel momento in cui il dolore diventa maestro, si sviluppa in noi il sentimento della compassione, del saper donare gioia, sorrisi e, soprattutto, non ergerci come leader o come  maestri. Addirittura dobbiamo abolire il concetto di maestro, e porci sempre come allievi, fuggire dal dolore, come sostiene il reverendo Mario Bonfanti, cercare il piacere, produce dipendenza e fuga dalla realtà, in questo modo potremmo cadere nel circolo della compulsione e sicuramente anche il piacere non basterà più.

In questi ultimi decenni abbiamo assistito continuamente ad una fuga da quei momenti che sono utili all’apprendimento, che sono utili alla conoscenza di sè.

Il professore Luigi Simonetti, filosofo, ci invita a coltivare la bellezza della memoria, quale forza propulsiva, atta a rinnovare tutto ciò che ci ha portato all’errore, che ci ha condotto verso ponti fragili che per un niente si sono sgretolati divenendo polvere invasiva. La memoria storica ci concede di rinnovarci continuamente, di porre davanti a noi quei punti interrogativi che demoliscono certezze e, soprattutto, decostruiscono elementi fittizi. Quando una famiglia è in crisi, la società è in crisi, bisogna chiedersi dove sta il falso riferimento che ha sostenuto un equilibrio fallace, attraverso il pensiero e la razionalizzazione dei fatti potremmo ritornare a quel punto di partenza che ci riconduce e ci ridà la possibilità di continuare il percorso di crescita. Il propinare l’ottimismo, (influencer che presentano modelli disfattisti del dolore) e la continua ricerca del “tutto sarà bello”, è un modo per re-inviare l’antico incontro tra il sé e la coscienza.

In questo periodo di quarantena dovremmo cogliere l’aspetto più severo che ci impone di svolgere un doveroso compito, cioè quello di capire chi siamo e dove stiamo andando, siamo al tempo stesso carnefici e vittime; è necessario chiederci l’origine della nostra sofferenza, e comprendere se siamo stati noi a causare dolore anche all’altro, abbiamo il coraggio di capirci reciprocamente e domandarci dove ci ha condotto questo dolore? Sappiamo bene che c’è una sofferenza che non possiamo far tacere, ma esiste anche una sofferenza che ci viene inflitta dall’altro, non dovremmo però colpevolizzare quest’ ultimo, è necessario capire quanto e come ci stiamo effettivamente formando e quanto l’altro ha compreso ciò che ha inflitto. Dobbiamo accostarci a coloro i quali, ammesso che lo vogliano, abbiamo causato dolore, e com-prendere   entrambi se ne siano usciti compassionevoli ed altruisti, e soprattutto se si sono create barriere difensive.

Questo periodo è difficile, e non riguarda solo una parte del mondo, ma tutto il pianeta stesso, si deve imparare a ripartire ancora una volta, e accettare questa sfida, perché solo attraverso la sfida possiamo sviluppare quelle potenzialità insite dentro di noi, è l’ora quindi di scendere nella parte oscura di noi, vivere quei demoni che puntualmente si presentano quando siamo minacciati da qualcosa.

Si, è l’ora di vivere, superando speranza ed aspettative.

Ci siamo fermati, “grazie” a questa opportunità della quarantena, fermarci è, come dice la monaca buddista Pema Chodrom rinunciare alla speranza, e accogliere l’incoraggiamento a restare con noi”, fare amicizia con noi, a non scappare via da questo pezzo di merda dell’umanità e ritornare all’essenziale, all’esperienza nuda e cruda ridotta all’osso. Pema Chondrom, con parole ben scolpite, ci presenta una realtà da modificare restando fermi, come si fa? E’ semplice, bisogna osservare e ascoltarsi.

L’ uomo deve ritornare allo stato primordiale animico; deve deprivarsi da classificazioni e categorizzazioni.l’uomo probabilmente ha fallito, ha creduto di essere, non il curatore, il custode della vita, ma il creatore. L’uomo crede di poter scegliere sempre e comunque, di poter creare la realtà, di avere in mano le redini di tutta l’esistenza, quante persone, pur avendo il talento, sono continuamente ostacolate o sono state ostacolate per tempo avendo dovuto sudare tanto? Molti, ma c’è chi risponde con la becera frase: il Karma.

Un abuso di parola, una violenza continua a chi ogni giorno lotta, a chi ogni giorno fa fatica ad andare avanti, abuso che giustifica l’assenza dalla responsabilità.

Chi ha sofferto deve essere compassionevole ed aprire il cuore, ma saper aprire anche la porta della propria casa, saper accogliere, saper donare. Non possiamo con un abbraccio saziare una pancia, dobbiamo anche condividere il nostro pane. Ecco il messaggio di Gesù Cristo quando divide il pane per riunire tutti gli apostoli: dividere per condividere. L’uomo è sicuramente volontà, ma ancora non ha acquisito il concetto di libertà, il concetto di liberazione. Sarcasmo ed ironia si intrecciano nell’opera “Uomo”, per esaltare la sua più grande capacità. Qual è questa grande capacità dell’uomo? Il saper distruggere, il non aver mai appreso che si potrebbe solamente costruire.

Effettivamente ci troviamo davanti ad un periodo che sta accomunando tutti, ma ci renderemo conto che siamo tutti uguali e un virus ha avuto la forza e la capacità di sottomettere l’uomo che si crede il tutto? Abbiamo preso coscienza che non siamo noi a decidere totalmente? L’errore dell’uomo è l’ottusa consapevolezza di essere il padrone della vita, addirittura usando degli aggettivi possessivi: la mia vita, la mia storia, la mia appartenenza etc… Tutto mio! NO, tutto è della vita. Se tutto è della vita, è doveroso rispettare ciò che ci è stato donato, rispettarci reciprocamente, donarci reciprocamente. L’uomo che chiude una porta, nel momento di necessità, ha già fallito con sè stesso.

 

 

“Piuttosto che colpevolizzarci, possiamo usare il nostro blocco come punto di partenza per capire le difficoltà della gente in tutto il mondo. Inspirate per tutti noi ed espirate per tutti noi. Usate quel che sembra un veleno come medicina. Usiamo la nostra sofferenza personale come via verso la compassione per tutti gli esseri.”

 

Pema Chodrom

 

 

                                                                    Bartolomeo-Theo Di Giovanni

 

 

 

 

 

 

 

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