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Femminicidio: retroscena di un crimine annunciato di Armando Fusco

Il femminicidio, il crimine perpetrato sulle donne, ovvero compagne, mogli, amanti è l’esempio più appariscente di una compagine sociale attualmente e facilmente votata a sentimenti di rabbia, vendetta, punizione che quasi sempre si tramutano in omicidio. Le statistiche in Italia riportano cifre sempre in aumento di anno in anno: ogni giorno, e lo leggiamo sui giornali o in Internet, da qualche parte in Italia un uomo uccide una donna, coinvolgendo anche eventuali figli o parenti prossimi. Il femminicidio è solo l’epilogo però di un’attività persecutoria messa in atto da un fidanzato, un marito, un corteggiatore o un ex nei confronti di una donna che manifesta il desiderio di interrompere una relazione reale o putativa. In tanti uomini in questo caso si instaura un comportamento ossessivo, definito Stalking, che si manifesta in un controllo continuo della propria vittima che si sente così osservata, pedinata, inseguita, minacciata, braccata. L’obiettivo è incutere terrore in essa, renderla debole sul piano psicologico; è una sorta di gioco perverso in cui il carnefice muove i fili del suo burattino senza mai lasciarlo libero ed è anche un modo per restare legati alla vittima designata appunto. Chi uccide alla fine è perché questo è l’unico modo per sentirsi padroni per sempre dell’altro/a: è il potere sulla vittima che si vuole affermare, non altro. C’è da chiedersi perché oggi è così difficile per un uomo accettare un rifiuto, cosa lo ferisce nel profondo e non gli permette di superare questo stato di cose. La psichiatria parla degli stalker come di persone non in grado di elaborare la ferita narcisistica del rifiuto, ma occorre analizzare la sua personalità e quindi il suo vissuto, la sua formazione, per capire meglio e infatti il compito della psichiatria forense è proprio quello di indagare i tratti caratteriali e non dell’autore di un omicidio per giungere a delle conclusioni. La Legge interviene fino a un certo punto: il nostro Codice penale parla di molestie, recentemente di atti persecutori (stalking) e prevede da parte delle Autorità un avvertimento per chi instaura un comportamento pericoloso nei confronti delle vittime, ma pare non bastare; la cronaca infatti racconta di episodi in cui tanti uomini vengono lasciati liberi di circolare e di portare a termine la loro vendetta. Il problema è appunto delle donne che sono le uniche a conoscere realmente come si svolgono i fatti, che mosse dalla paura o dalla vergogna, non sanno come muoversi e sono esse a pagare alla fine, senza contare che i Centri Anti violenza presso cui trovare riparo, attualmente non vengono più finanziati e devono chiudere. Da una parte quindi occorre una normativa più severa e di prevenzione, direi, perché le donne non debbano sentirsi sole e indifese da parte dello Stato, dall’altra capire cosa sta succedendo in questa società che ha perso valori morali, che non sa riconoscere più i sentimenti del bene e del male, che non è in grado di reagire in modo maturo e umano di fronte a situazioni che fanno parte della nostra vita, del nostro percorso in cui nulla ci è regalato, nulla è sicuro che duri per sempre, che sia sempre la famiglia all’origine di tutto? Di sicuro le assenze, le mancanze, i maltrattamenti, la promiscuità, le separazioni, i divorzi ecc. non aiutano la strutturazione di una personalità che possa crescere sana; da qui poi la possibilità di riversare da adulti verso la persona amata troppe aspettative o sentimenti di possessività che possono degenerare. La nostra società è diventata asettica, va avanti così, genera mostri; questo fino a quando non sorgeranno appunto qua e là veri segnali di aiuto e comprensione.

ARMANDO FUSCO CRIMINOLOGO

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