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Intervista al pittore Gaetano Vella di Carla Sala

In arte creare innovazione è diventata la sfida più ardua, l’ultima frontiera dell’innovazione artistica sembra essere l’installazione, accompagnata da ciò che ha a che fare con la tecnologia; ma l’Arte, la sua ‘maniera’ non ha più le grandi possibilità sperimentali di qualche secolo fa.

Nonostante ciò, esiste un altro modo di innovare, che l’artista Gaetano Vella ha individuato e portato avanti nelle sue opere. La sua intenzione è quella di rivoluzionare l’idea di paesaggio, e nello specifico quella di paesaggio urbano.

Il soggetto delle sue opere sono, cassonetti, segnali stradali, cabine telefoniche e in generale gli arredi urbani.

La prima domanda che mi viene in mente di fare è: di norma chi dipinge paesaggi urbani cattura con l’occhio tutti quei posti che gridano vita: palazzi, strade, ponti etc., tu ti soffermi su ciò che è soltanto strumentale, su quegli oggetti, dimenticati, che non notiamo nemmeno, questo deriva da un qualcosa di particolare che sta nel tuo occhio o nel tuo intelletto?

La risposta è un po’ obbligata: “entrambi”. Il fatto di voler rivoluzionare il focus di un paesaggio urbano, porta con sé l’idea di cercare un soggetto altro e innovativo, ma l’aver individuato questo tipo di spostamento d’accento è certamente un fatto fisico, sta dunque nel suo occhio.

Nell’occhio e nell’ottica dell’artista c’è la volontà di creare dei veri e propri diari di bordo, vogliono raccontare “il viaggio, l’esperienza che qualcuno ha vissuto in qualche posto; l’aver gettato dei rifiuti in un cassonetto e l’avervi trovato una scritta che magari ha rappresentato un viaggio nel viaggio, sono come dei flash back”, racconta Gaetano, ma non soltanto la possibilità dei meta-viaggi, anche la quotidianità è oggetto del suo rappresentare, il fatto che come muta la realtà psichica del soggetto, può “mutare il paesaggio che si vive, e anche a distanza di poco tempo, più percepibile in un paesaggio urbano come il mio; nel giro di poco tempo sono scomparse dalle nostre strade cabine telefoniche e cassonetti, e la realtà è mutata” dà un senso di profondità e di maggior adeguatezza al continuo mutare interiore.

La produzione di Gaetano Vella è vasta e variegata nonostante la sua giovanissima età, e la seconda domanda: ‘l’esigenza di mutare completamente soggetto e tecnica è dovuta ad una sorta di irrequietezza esistenziale, al non aver trovato la propria dimensione o ad una continua e proficua evoluzione?’ mi viene spontanea.

“L’eclettismo è una cosa che mi affascina molto, direi un po’ entrambe queste ultime due. L’evoluzione non è una sfida per me, ha più a che fare con l’influsso di incontri diversi.” La ripetibilità di un soggetto alla Degas, e il fatto conseguente di esser ricordato sulla scorta di quella che potremmo definire un’icona, non è fatto apprezzabile per questo giovane artista; parla invece di una “evoluzione concentrica in cui ogni fase richiama, comprende e supera l’altra”.

Un’altra ‘rivoluzione’ messa in atto da Gaetano Vella è quella che riguarda i ritratti, parte da un oggetto e da un oggetto, a mio avviso molto adatto allo scopo, per delineare la personalità del suo soggetto. Da questo input è nata la serie che ha per oggetto le scarpe, “tento di dar vita a quello che potremmo definire un impatto emotivo diverso attraverso non un ritratto fotografico, ma attraverso quello che definisco un ritratto emotivo, che è tale sia nella rappresentazione che nel modo di trattarla”.

Dalla pittura ai pastelli, la produzione dell’artista passa attraverso acquerelli e acqueforti; l’arte è ancora una cosa viva e una prospettiva concreta nella mente e nell’occhio dei pittori del 2018.

 

CARLA SALA

 

 

 

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