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La Curcuma di Elisabetta Rainone

La Curcuma longa (Turmeric) ed i suoi composti attivi, i curcuminoidi, sono divenuti di estrema attualità da quando si è compreso che gran parte delle patologie croniche del nostro secolo sono imputabili allo stato infiammatorio cronico. Recentemente esiste anche un crescente interesse sul ruolo dell’infiammazione e dei processi ad essa collegati nell’insorgenza dei tumori maligni. Oggi sappiamo infatti che l’infiammazione cronica di basso grado o silente, a carattere persistente dopo molti anni può portare ad affezioni croniche degenerative ed al cancro e favorirne l’evoluzione. Secondo Oshima  (2014) il 25% di tutti i tumori maligni sono la conseguenza di infiammazione cronica e stress ossidativo. Agli inizi del nostro secolo un particolare interesse è stato rivolto agli enzimi infiammatori ciclossigenasi COX-2 che sono iperespresse in numerosi tumori maligni. L’inibizione farmacologica di questi enzimi con i FANS ha permesso di ottenere la riduzione di incidenza di neoplasie in animali da esperimento tanto da far sostenere il possibile utilizzo di questi farmaci nell’uomo per un’azione chemiopreventiva. L’inibizione COX-2 con questi farmaci è tuttavia caratterizzata da gastrolesività e cardiotossicità tanto che sono state esplorate possibili alternative. In base alle stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) circa l’80% della popolazione fa ricorso a fitocomposti naturali per il trattamento dell’infiammazione cronica e per primarie necessità di salute. Fra i numerosi composti studiati i curcuminoidi rappresentano indubbiamente un punto di riferimento. Inoltre Turmeric “the golden spice” è stato utilizzato in numerose affezioni incluse le malattie della pelle, infezioni batteriche, virali e fungine, nelle patologie metaboliche, cardiovascolari, neurodegenerative e tumorali. I curcuminoidi, infatti, agiscono attraverso complessi meccanismi antiossidanti, antinfiammatori e la regolazione di numerosi fattori di trascrizione, fattori di crescita, enzimi, etc.. La curcumina o “curcumin”, il principio attivo da essa derivato, rappresenta un vero banco di lavoro per gli studiosi esercitando numerosissime azioni molecolari.

Se questo composto possa rappresentare “il vero chemiopreventivo naturale” è troppo presto per poterlo affermare, anche se il Turmeric è consumato da oltre 4000 anni e fa parte della composizione del curry. Troppe volte composti considerati chemiopreventivi hanno in realtà dimostrato azioni opposte quando impiegati per lungo tempo. Il genere Curcuma comprende piante provviste di rizoma che si caratterizzano per gli aspetti  floreali, culinari, folcloristici, religiosi e sanitari. Il numero delle specie che vi fanno parte è molto elevato tanto che il nome delle piante botanicamente correlate o simili risulta spesso oggetto di confusione se si prendono in considerazione Paesi diversi fra cui l’India, il Giappone, la Cina. Dalle 70 alle 110 specie di curcuma sono native di aree geografiche con clima tropicale tanto che l’identificazione delle piante del genere curcuma rappresenta, nella materia medica cinese, un problema classificativo molto complesso (Bensky, 2004). Fra le varie specie la Curcuma longa è la più conosciuta e la più studiata. Il nome “curcuma” deriva dalla parola araba “Kurkum” che significa “giallo”. Probabilmente si riferisce al colore giallo intenso caratteristico del rizoma del vero Turmeric, parola questa che ha origine dal latino medievale “terra merita” o “ottima terra” riferita al colore del suolo ricco di metallo dove cresce la pianta. La Curcuma è nota anche come Haldi in India, Jiang Huang in Cina e come Indian saron (zafferano delle Indie) in Europa (Aggarwal, 2007). Il nome “longa” deriva invece dalla forma allungata del rizoma. Il Turmeric appartiene alle tradizioni religiose e culinarie dell’India. È infatti un componente essenziale della medicina Ayurvedica da oltre 4000 anni e fa parte della composizione del curry. Questa spezia riveste, da non molti anni, un notevole interesse in ambito medico.Si deve al Prof. Bharat B. Aggarwal, noto studioso di biologia molecolare e delle attività antitumorali della spezia indiana, l’aver approfondito la conoscenza delle proprietà di questa spezia e dei suoi principi attivi “i curcuminoidi”.

Il genere CURCUMA appartiene alla famiglia delle Zingiberaceae, come lo zenzero o ginger, che comprende piante provviste di rizoma che rappresenta la parte sotterranea del fusto della pianta. Il numero delle specie che vi fanno parte è molto elevato tanto che il nome delle erbe botanicamente correlate o simili risulta spesso oggetto di confusione. Secondo Subhuti Dharmananda, Direttore dell’Istituto di Medicina Tradizionale a Portland (USA), le sorgenti primarie di curcuma sono rappresentate da: Curcuma longa (Turmeric, Curcuma domestica), Curcuma aromatica e Curcuma zedoaria. La Curcuma è un’antica spezia ed un rimedio tradizionale, che è stata usata come medicina in scritti risalenti a oltre 2000 anni fa. Marco Polo,raccontando i suoi viaggi in Cina, descrive la Curcuma nel 13° secolo: “Vi è anche un vegetale, che ha tutte le proprietà del vero zafferano, così come il colore, ma che non è vero zafferano”. La Curcuma, chiamata Jiang Huang in Medicina Cinese cura i meridiani di milza, stomaco e fegato. Rinvigorisce il sangue, favorendone il movimento, sblocca la mestruazione e il dolore addominale, allevia amenorrea e dismenorrea con dolore o gonfiore. Espelle il vento. La Curcuma è usata in Ayurvedica per equilibrare vata, pitta e capha, anche se in eccesso, può aggravare pitta e vata. Ha un particolare effetto benefico per il sistema circolatorio. Accelera anche agni (fuoco), aiutando a ridurre kapha e ama (tossine e muco). Il suo gusto amaro, pungente e riscaldante, permettono di far fluire l’energia ristagnante, rimuovendo le scorie. La Curcuma, conosciuta anche come Haridra, si dice dia l’energia della Madre Divina e infonda la prosperità. Spesso in India la radice di curcuma viene scolpita con l’effigie di Ganesha, divinità che invoca la forza per superare gli ostacoli, conferendo prosperità e successo. La curcuma è anche popolare nelle tradizioni yogiche, in quanto viene usata per pulire i canali sottili e i chakra ed è tradizionalmente utilizzata per sostenere i legamenti nelle pratiche Hatha Yoga.
Molti indiani iniziano la loro giornata spazzolando i denti, e poi bevendo un bicchiere di acqua calda con un cucchiaino di curcuma come misura preventiva o con latte (golden milk). E’ pratica comune in India applicare la Curcuma sulla pelle come trattamento di bellezza. Numerose sono le applicazioni della Curcuma longa e del curcumin. La spezia è nota nel mondo alimentare in quanto viene utilizzata per la conservazione degli alimenti; inoltre è parte del curry ma è anche un colorante vegetale utilizzato nell’industria tessile e chimico-farmaceutica. Il curcumin manifesta le sue azioni come anti-aging, in malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer in cui, grazie alla struttura bifenolica, lega le placche di amiloide, ed ancora nelle malattie metaboliche come insulinosensibilizzante. Non esiste in pratica settore della medicina in cui il composto non sia stato sperimentato con incoraggianti risultati da riferire alla sua prevalente attività antiossidante e antinfiammatorie. Gli estratti di Curcuma longa sono rappresentati dai curcuminoidi di cui il curcumin (che costituisce il 95-97% dei curcuminoidi) è la forma più attiva nel modulare i segnali infiammatori e la proliferazione cellulare.

Per incrementare la biodisponibilità del composto numerose sono le strategie utilizzate:

-associazione con Piperina (principio attivo estratto dal Piper nigrum): determina un incremento dell’assorbimento del curcumin. Da trials clinici risulta che la piperina incrementa la biodisponibilità del curcumin quando viene assunto per via orale. La piperina è infatti un potente inibitore del metabolismo dei nutrienti ed ingredienti dietetici e per azione inibitrice della glucoronidazione epatica e intestinale può rallentare il metabolismo del curcumin e incrementarne la biodisponibilità, il rapporto fra i due composti  deve essere pari a 100:1 (ad es. 400 mg di curcumina – 4 mg di Piperina): così facendo l’assorbimento del curcumin risulta venti volte maggiore. Il curcumin ha, in linea generale, un ottimo profilo di sicurezza anche a dosi molto elevate (10-12 g/die) come è stato osservato in pazienti oncologici trattati anche per un lungo periodo di tempo.

Tuttavia è sempre opportuno iniziare qualsiasi trattamento con basse dosi del composto per alcune settimane incrementandole progressivamente in modo da creare le condizioni favorevoli per una buona tollerabilità. La curcuma ha effetto coleretico e colagogo, di conseguenza stimola la secrezione biliare ed il flusso biliare nell’intestino. È quindi controindicata in presenza di ostruzione biliare e deve essere somministrata con cautela nei casi con calcolosi della colecisti. Non sono dimostrati effetti gastrolesivi nell’uomo. Occorre porre attenzione all’impiego del curcumin in pazienti in trattamento con farmaci anticoagulanti. Inoltre, inibendo l’attività di enzimi che metabolizzano i farmaci come il citocromo P450, sussiste il rischio di accumulo di composti che sono metabolizzati da tali enzimi. Secondo Burgos-Moron (2009) il curcumin potrebbe determinare danni del DNA e alterazioni cromosomiche a concentrazioni pari a quelle considerate sicure. Inoltre mentre basse concentrazioni del composto hanno attività antiossidanti, alte concentrazioni incrementano i livelli cellulari di ROS.

ELISABETTA RAINONE

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